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Il guidator cortese


No, tenere la sinistra per strada non è la cosa più strana del guidare nel Regno Unito. Il libretto che si deve studiare per ottenere la patente in questo Paese, nel capitolo intitolato “Guida difensiva”, spiega come guidare in modo da “salvare vite, tempo e denaro”. Prontezza di riflessi, eccellenza nel controsterzo, determinazione: questo diremmo noi italici discendenti di Nuvolari. Un poco turbato, invece, mi sono imbattuto in ciò che qui è considerato tra le cose fondamentali da raccomandare per la sicurezza stradale: la cortesia.

Jazz


C’è una viuzza di selciato in centro che porta ad uno dei rami dell’Avon incarniti dentro a Bristol. Le bombe tedesche sono state più clementi in questa parte della città che in altre e ci sono ancora alcuni edifici che sanno di Isola del tesoro, pirati e marinai. Qui si trova l’Old Duke, un piccolo pub dedicato al Jazz che, concerto dopo concerto, si è tappezzato di locandine. È spesso pieno, ma se il tempo è bello le finestre si aprono e il selciato diventa un concerto all’aperto. Perfino io che non amo il jazz spesso devo fermarmi, sgomitare per ordinare una birra e prendere posto fuori a sentirli. Questa volta erano un gruppetto di musicisti attempati, che suonavano New Orleans. La città intera, intendo: la suonavano in lungo e in largo e il trombonista era Dio. Davanti alla finestra c’erano due signore sui sessanta che ballavano in estasi, un uomo anziano con tatuaggi da marinaio e cravatta nera, ciclisti, punk, dandy, cani e tutto il resto del campionario Bristoliano. C’era un signore che offriva un birra al canuto sassofonista sudato e provato che nel frattempo era uscito per prendere una boccata d’aria e c’ero io che non avevo mai sentito Duke Ellington mentre al microfono il contrabbassista presentava una sua canzone dicendo “quell’uomo era un genio”. Se ci fosse altro, non saprei dire.

Ritorni


Ed eccomi qui, come tanti altri italiani all’estero, a chiudere la valigia e a prepararmi al viaggio. L’ennesimo viaggio che per noi è strano, non è come per i normali viaggiatori con un’andata ed un ritorno, no, per noi migranti è un viaggio con due ritorni, anche se quando compri il biglietto questa opzione non c’è. Prima di tutto ho messo in valigia i regali per i nipoti, “poi”, ho pensato, “se c’è ancora un po’ di spazio metterò anche le mutande”, perchè ci sono delle priorità. Penso a tutte le persone che spero di riuscire a rivedere, famiglia e amici, e mi chiedo come li troverò, cosa ci sarà di diverso. Di cosa parleremo? Perche’ c’è spesso quel momento in cui non funziona più, in cui senti che il tempo ha scavato il solco della distanza, poi il ghiaccio si rompe, ma non è mai scontato. Un po’ come i Maya che non sapevano mai se il sole sarebbe sorto ancora il giorno dopo o se dopo il solstizio d’inverno le giornate si sarebbero allungate ancora o se il mondo sarebbe finito. Ma non è che puoi fare dei sacrifici umani, al giorno d’oggi, e allora semplicemente speri che tutto torni a funzionare come una volta. Ti chiedi cosa troverai di diverso nella tua città e quanti baci si danno ora quando ci si saluta, erano due, poi sono diventati tre, poi uno e ora hai perso il conto. E qual è ora il bar con le brioches migliori? E quale quello dove è d’obbligo l’aperitivo? Quale forma ridicola avranno le scarpe quest’anno? Ci sono nuovi programmi, nuovi canali in TV? Ma l’avranno fatta finalmente finita con La prova del cuoco?

Approssimazioni


palio“Ci sono stata, in Italia” mi ha detto e io mi aspettavo già la solita lista di quei due o tre posti dove vanno sempre, quando vanno in Italia: Venezia, Firenze e, se sono proprio coraggiosi, Roma. Questa volta, però, ha aggiunto “e quell’altro posto, com’è che si chiamava? Ah, già, Siena!” Un po’ stupito, allora, ho cercato di fare un passo avanti e, traducendo con un po’ di coraggio e approssimazione la parola e il concetto di contrada, le ho detto del Palio. Ora, a me sembra un po’ difficile visitare Siena e non imbattersi in qualcosa o qualcuno che ti parli del Palio, ma si vede che gli inglesi non hanno ancora finito di stupirmi perché questa inglese qui proprio non aveva idea di cosa stessi parlando. Confidando che non ci fosse nessun senese attorno che potesse sentire la mia spiegazione, mi sono improvvisato docente di Palio e le ho detto di cosa si tratta, con i mesi di preparazione, la gente che piange, gli incidenti ai cavalli e tutto quanto. Di senesi non doveva essercene nessuno, perché nessuno s’è orgogliosamente intromesso per parlarne con cognizione di causa e il fatto di averla scampata mi ha reso tanto ottimista da credere perfino che lei avesse capito. “Ah, più o meno come quel carnevale in Francia, dove fanno le gare con i fiori e vince chi ha il carro più bello?” mi ha chiesto con gli occhi illuminati, ma solo quelli, di chi ha capito. “Più o meno”, ho risposto, mentre mi si spegneva il sorriso in faccia.

Dalla chiesa


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E dopo la festa al cimitero, potevo farmi mancare questo ristorante?

È qui la festa?


Nel novero di ciò che può succedere soltanto qui, credo ci sia la festicciola a cui sono stato di recente. Mai e poi mai, ne sono convinto, mi sarebbe potuto accedere nella mia niebbiosa città d’origine di trovarmi a sorseggiare una deliziosa birra rossa in bottiglia passeggiando nei vialetti di un cimitero, tra chioschetti che vendono pollo o panini e gente sorridente che si gode la festa, perché, in fondo, non è che fosse proprio un mortuorio. Un cimitero, per tutti i santi, dovevano trovare un posto per una festa di strada e hanno scelto un cimitero, con lapidi, fiori e tutto.
All’inizio non è che ci abbia pensato più di tanto, devo confessarlo, poi ad un certo punto ho alzato lo sguardo dalla mia pita e mi sono trovato seduto su un muretto tra un camino e alcune tombe più piccole delle altre, con dei pupazzi sopra. È stato allora che ho pensato fosse ora di andare.

Giubileo


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In questi giorni la regina celebra il sessantesimo del suo regno e si prevedono celebrazioni in tutto il Paese. Alcuni si sentono coinvolti ed espongono bandierine e decorazioni varie, altri se ne fregano allegramente. Il macellaio di B. appartiene evidentemente alla prima categoria.