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Trasformazioni


Qualche mese fa incominciò a circolare la voce di uno scivolo d’acqua che sarebbe stato installato nella ripida e lunga strada che passa di fianco alla cattedrale. Naturalmente io non ho mai creduto per un solo secondo che fosse vero, vista l’ossessione che qui hanno per la sicurezza. Qualche settimana fa, invece, l’hanno costruito davvero, trasformando il centro in un mini parco di divertimenti abbastanza affollato. Naturalmente io me lo sono perso. Il sindaco ha dichiarato, secondo me saggiamente, che “nessuno potrà più camminare in Park Street senza pensare che non è solo un luogo per le auto, ma un luogo dove la gente si diverte”.

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Equivalenze


L’amico Simone, un paio di giorni fa, mi ha segnalato che sulle televisioni italiane non parlano solo bene di Bristol. Eccomi dunque in dovere di postare il link alla puntata di Striscia la Notizia nella quale hanno trattato di prodotti tarocchi spacciati per italiani nei ristoranti. Loro, i non italiani, si siedono sotto mandolini e foto varie appese al muro, di fianco a scaffali di pummarole e fusilli e sono felici così, senza bisogno di parmigiano vero o di piatti fatti come si deve. Abbiamo un bel fare noi a non andarci mai e un bel dir loro “non è proprio cucina italiana”, ma io ho l’impressione che non serva a niente. La colpa è di chi, maliziosamente, gli rifila la sola, non loro che non hanno idea di cosa dovrebbero ricevere nei loro piatti o di cosa sia quella roba che cercano di descrivere con la parola proschiutto. Oggi, per dire, il tipo che mi ha consegnato la spesa ordinata online mi ha comunicato che uno dei prodotti non era disponibile ed è stato sostituito con uno equivalente. Nel mio frigo, ora, ho un pezzo di formaggio Manchego al posto della mortadella, che, ora ne sono certo, non hanno la minima idea di cosa sia.

Il vento della Storia


Già sapete che su quest’isola piatta, piantata tra l’Atlantico e il Mare del Nord, c’è tanto, a volte troppo, vento. Senza montagne degne di tale nome che possano fermarli, i venti occidentali sferzano, rasoterra e in continuazione, questo posto bizzarro. Naturalmente, nel pieno rispetto del nome che gli  è stato dato, sempre da Ovest verso Est. Sono loro, i venti occidentali, che, insieme alla rivoluzione industriale, hanno plasmato le grandi città inglesi. Cresciuti a dismisura attorno alle fabbriche che vomitavano fuliggine e gas vari, i quartieri dei nuovi venuti stavano per metà sottovento e per metà sopravento. Inutile dire che le parti ad Est di tutte le città, quelle sottovento, dove l’aria era irrespirabile, diventavano rapidamente quartieri poveri, con un alto tasso di criminalità e un’urbanistica (per usare un termine non molto tecnico) “alla cazzo”. Cosa che rimane in gran parte vera anche oggi: Londra, Bristol e tutte le città più grandi del Regno Unito hanno ad Est le loro riserve proletarie: che la georafia sia in fondo la vera ragione per cui il classismo qui, come vi dicevo, è ancora anacronisticamente vivo e vegeto?

Alle falde del Kilimangiaro


Insomma, se ne parla perfino Licia Colò dovete proprio visitarla, Bristol! Per inciso, il locale intorno 5 minuti e 36 secondi è quello di cui vi parlavo. Non assomiglia moltissimo al disegno che ha fatto Clyo?

Primati


Se avete qualcuno di Bristol nei vostri social network saprete senz’altro che ieri è comparso un articolo sul Telegraph secondo il quale la città in cui vivo sarebbe il posto migliore in cui abitare nel Regno Unito. Immediatamente, è partita un’ondata di post, un tamtam mediatico che, tra l’altro, certifica l’evoluzione del campanilismo nel ventunesimo secolo. Anche io mi sono sentito un po’ orgoglioso e il mio neo campanilismo mi ha fatto chiudere un occhio sul fatto che l’articolo citava vagamente uno “studio” prodotto da MoneySuperMarket, che non è propriamente l’Istituto Nazionale di Statistica, senza nemmeno un link ai dati. Attenzione per l’ambiente, salari e meno disoccupazione sarebbero, secondo il Telegraph, i motivi del primato, ma a me non convincono. C’è qualcosa in più (a volte), quando cammini per Bristol, c’è uno sciallo da festicciola in soggiorno nell’aria, non so come altro descrivere l’atmosfera a cui sto pensando. Allora, armato di motori di ricerca, ho cominciato a setacciare la rete per cercare altri articoli che dessero le parole giuste ai miei pensieri confusi. Come spesso succede, è venuta in mio soccorso mamma BBC, con un articolo del 2009: “la città è relativamente piccola, in confronto a Londra, il che può voler dire che esiste ancora una percezione di comunità”, ma “chi ci vive ha tutto a portata di mano – una città vivace, un centro variegato, ottima vita notturna e gente amichevole”. Saltate, per favore, la parte finale dove si dice “l’indagine è stata pubblicata la stessa settimana in cui i cittadini di Bristol sono stati rimproverati di lavarsi le mani meno spesso nel Regno Unito”

Video

Velocemente Bristol


I video in time lapse vanno di moda ultimamente, ma io non sono originale. Questo video (di tale Pablo de las Cuevas) è per chi si chiedesse com’è Bristol. O per chi non se lo chiede ma dovrebbe.

Jazz


C’è una viuzza di selciato in centro che porta ad uno dei rami dell’Avon incarniti dentro a Bristol. Le bombe tedesche sono state più clementi in questa parte della città che in altre e ci sono ancora alcuni edifici che sanno di Isola del tesoro, pirati e marinai. Qui si trova l’Old Duke, un piccolo pub dedicato al Jazz che, concerto dopo concerto, si è tappezzato di locandine. È spesso pieno, ma se il tempo è bello le finestre si aprono e il selciato diventa un concerto all’aperto. Perfino io che non amo il jazz spesso devo fermarmi, sgomitare per ordinare una birra e prendere posto fuori a sentirli. Questa volta erano un gruppetto di musicisti attempati, che suonavano New Orleans. La città intera, intendo: la suonavano in lungo e in largo e il trombonista era Dio. Davanti alla finestra c’erano due signore sui sessanta che ballavano in estasi, un uomo anziano con tatuaggi da marinaio e cravatta nera, ciclisti, punk, dandy, cani e tutto il resto del campionario Bristoliano. C’era un signore che offriva un birra al canuto sassofonista sudato e provato che nel frattempo era uscito per prendere una boccata d’aria e c’ero io che non avevo mai sentito Duke Ellington mentre al microfono il contrabbassista presentava una sua canzone dicendo “quell’uomo era un genio”. Se ci fosse altro, non saprei dire.