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Il capo lapidario


Io, purtroppo, non sono una persona propriamente imprevedibile, e ci sono senz’altro cose che ripeto più volte di quante dovrei. Una di queste è che non mi piace Milano e addirittura che a nessuno, fosse per me (e non lo è), dovrebbe piacere. La seconda è  che il caffè espresso non dev’essere lungo come lo servono qua.
All’arrivo della nuova macchinetta del caffè in ufficio, mi sono sentito in dovere di ripetere la seconda, al che il mio capo ha lasciato cadere sorridendo una frase che lì per lì mi ha fatto ridere, ma di cui solo dopo qualche secondo ho apprezzato lo spessore: “Eh, puoi portare via l’uomo da Milano, ma non Milano dall’uomo”.

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La terza via


Pensavo, fino ad un paio di giorni fa, che ci fossero solo due modi di rapportarsi con la fedele tazza che accompagna tutti i lavoratori in terra britannica sulle loro scrivanie: lavarla ossessivamente anche più volte al giorno o convivere con perenni macchie marronacce, perché ci sono poche sostanze che macchiano più efficacemente del tè. Poi, però,  ho incontrato un mio collega al lavandino intento a lavare la sua tazza e mi ha detto, col sorriso soddisfatto di chi non deve più scendere a compromessi con una tazza disgustosamente coperta di macchie marroni: “ho trovato un modo per pulire perfettamente la mia tazza”. Poi mi ha mostrato orgogliosamente un misterioso flacone estratto da sotto al comune lavandino, sulla cui etichetta campeggiava un scritta che recitava più o meno così: “per la pulizia giornaliera del tuo bagno”.

Cosa fanno gli italiani all’estero – girano solo con altri italiani


Eccoci dunque al primo punto del post. C’è in effetti una certa naturale tendenza a raggrupparsi per identità culturali, ma questo vale per qualsiasi nazionalità: in giro si vedono spesso gruppi di italiani, spagnoli, greci, polacchi, indiani e perfino di inglesi, qui in Inghilterra. Io di tanto in tanto cerco di indovinare di che nazionalità sono da una certa distanza, quando ancora non si capisce che cosa stiano dicendo, ma per ora ho un metodo affidabile solo per alcuni. Sono italiani quando sono tutti vestiti uguali e sembra che stiano litigando, sono spagnoli se ridono e parlano stando vicini, inglesi se sono ubriachi, polacchi se si muovono come cowboy quando entrano nel saloon.
Sul perchè ci si raggruppi, poi, ho una mia personale teoria: uno dei motivi principali è che il divertimento è un fatto culturale, dimmi come ti diverti e ti dirò da dove vieni. L’ora a cui ci si trova, l’ora a cui si rientra, quali comportamenti sono considerati amichevoli, dove si va e cosa si fa sono cose spesso diverse da nazionalità a nazionalità. Un inglese, per dire, avrà difficilmente un gruppo di amici musulmani astemi.

Creare aspettativa


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Pare che questo nuovo bar che stanno per aprire tirerà un sacco, più di un carro di buoi.

La disabitudine


Seduto in uno di quei posti abbastanza piccoli, con i tavoli in legno grezzo e un paio di musicisti nella penombra, bevevo la mia birra rossa: poco amara e molto aromatica, come piace a me. Lui era un chitarrista che la locandina qualificava come “gipsy jazz” e lei era una flautista spiritata. Cantava lui, in francese per lo più, e io battevo il tempo, ma senza fretta. Anche io ho avuto una chitarra, ma ho completamente smesso di suonarla da quando ho lasciato l’Italia. All’inizio tornare voleva dire anche tornare a suonare, come fare due chiacchiere con un buon vecchio amico dopo molto tempo. C’era tanto da dirsi, anche solo per ripetersi le solite vecchie canzoni, ma pian piano le mie dita si sono disabituate alle corde, i calli se ne sono andati, finché suonarla ha cominciato a fare male a me e forse un po’ anche a lei. A cose simili pensavo, mentre lui suonava e cantava per lo più in francese, lei suonava spiritata il flauto e io tenevo il tempo senza fretta.
In mezzo a tutto questo, si direbbe senza un valido motivo essendo lui francese, lei inglese e il tutto ambientato nel Regno Unito, attaccano con La città vecchia di De Andrè, fatta pure bene. Dopo l’iniziale stupore, mi ritrovo, tra qualche sguardo di disapprovazione, a cantare con loro ricordando quando La città vecchia usciva dalla mia chitarra e dal flauto dell’amico Gibo. Prima che di mezzo si mettessero il tempo, la Manica e la disabitudine.

Il vero dizionario Inglese – Italiano: wine


wine [waɪn] n: aceto

Il vero dizionario Inglese – Italiano: fun


fun [fʌn] n: alcol

I had great fun: ho bevuto talmente tanto da non ricordarmi cosa ho fatto