Cosa fanno gli italiani all’estero – parlano di Berlusconi


Semmai se ne parlava, di Berlusconi, ma ormai non più, dico davvero. Le rare volte in cui ho un sentito un italiano parlarne di recente, è stato in risposta a qualche inglese stranamente interessato alla politica internazionale che si chiedeva (e di conseguenza chiedeva a noi italiani) che fine avesse fatto quell’omino ridicolo che è stato incomprensibilimente al potere in Italia per molti anni. Un po’ come quando ti viene in mente il matto del paese e chiedi ad un amico “hai più visto il Caglioni, poi? Chissà se va ancora in giro a parlare della Madonna”.
Noialtri qua fuori siamo più aggiornati su quello che succede in Italia, di quanto Matteo Cavezzali (autore del post a cui è dedicata la mia serie) non creda.

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Cosa fanno gli italiani all’estero – girano solo con altri italiani


Eccoci dunque al primo punto del post. C’è in effetti una certa naturale tendenza a raggrupparsi per identità culturali, ma questo vale per qualsiasi nazionalità: in giro si vedono spesso gruppi di italiani, spagnoli, greci, polacchi, indiani e perfino di inglesi, qui in Inghilterra. Io di tanto in tanto cerco di indovinare di che nazionalità sono da una certa distanza, quando ancora non si capisce che cosa stiano dicendo, ma per ora ho un metodo affidabile solo per alcuni. Sono italiani quando sono tutti vestiti uguali e sembra che stiano litigando, sono spagnoli se ridono e parlano stando vicini, inglesi se sono ubriachi, polacchi se si muovono come cowboy quando entrano nel saloon.
Sul perchè ci si raggruppi, poi, ho una mia personale teoria: uno dei motivi principali è che il divertimento è un fatto culturale, dimmi come ti diverti e ti dirò da dove vieni. L’ora a cui ci si trova, l’ora a cui si rientra, quali comportamenti sono considerati amichevoli, dove si va e cosa si fa sono cose spesso diverse da nazionalità a nazionalità. Un inglese, per dire, avrà difficilmente un gruppo di amici musulmani astemi.

Cosa fanno gli italiani all’estero


Mi sono imbattuto per caso in questo post (abbastanza brutto, a mio parere) sul sito del Fatto Quotidiano: Italiani all’estero, ecco come passano realmente il loro tempo. Ho deciso di prenderne spunto, perchè in fondo parla di me e di quello di cui amo parlare io, ma soprattutto perché è articolato in sette punti e mi dà così l’opportunità di scrivere sette post, più uno di presentazione che sarebbe questo: in questo periodo di blocco del blogger, come farsi scappare questa ghiotta opportunità?
Certo non potrò sfuggire all’inevitabile errore della generalizzazione, ma visto l’abbondante uso che ne ha (impropriamente) fatto l’autore del post, credo di poter stare tranquillo.

La pillollina che vorrei


Io, ora, sono quello italiano, che parla poco e strano, che per dire una cosa ci impiega minuti. Sono quello che non ride alle battute e non guarda la televisione. Sono quello che non prende il cappuccino di pomeriggio e il vino con la pizza. Non sono più quello con la chitarra sul letto, quello dei giochi di parole e delle battute sarcastiche, che ha gli scarponi e lo zaino alla porta pronti per la mattina dopo, spesso troppo presto. Non sono più quello che la butta volentieri in politica, non ho più un soprannome e per nessuno poi sono più ol sccet del Miglio. Questo era io, quando vivevo in Italia.
Ogni volta che si avvicina una partenza, però, una specie di tormentata metamorfosi mi travasa con fatica e lentamente da un io all’altro a seconda della destinazione. Non c’è, che io sappia, una pillolina per rendere ‘sta cosa più veloce, per evitare quei momenti in cui non sono nè Seth Brundle nè la mosca, nè Gregor Samsa nè un altro schifoso insetto, nè Bruce Banner nè l’incredibile Hulk. Ci fosse, sarebbe sempre nel mio bagaglio a mano e, ne sono certo, la venderebbero al posto dei profumi sui voli della Ryan Air.

Il guidator cortese


No, tenere la sinistra per strada non è la cosa più strana del guidare nel Regno Unito. Il libretto che si deve studiare per ottenere la patente in questo Paese, nel capitolo intitolato “Guida difensiva”, spiega come guidare in modo da “salvare vite, tempo e denaro”. Prontezza di riflessi, eccellenza nel controsterzo, determinazione: questo diremmo noi italici discendenti di Nuvolari. Un poco turbato, invece, mi sono imbattuto in ciò che qui è considerato tra le cose fondamentali da raccomandare per la sicurezza stradale: la cortesia.

Ora ci penso io


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Problemi con il tempo inglese? Niente paura, ora ci penso io! Tirate fuori gli occhiali da sole.

Il vero dizionario Inglese – Italiano: cheese


cheese [tʃiːz] n: il solito noiosissimo cheddar.