La pillollina che vorrei


Io, ora, sono quello italiano, che parla poco e strano, che per dire una cosa ci impiega minuti. Sono quello che non ride alle battute e non guarda la televisione. Sono quello che non prende il cappuccino di pomeriggio e il vino con la pizza. Non sono più quello con la chitarra sul letto, quello dei giochi di parole e delle battute sarcastiche, che ha gli scarponi e lo zaino alla porta pronti per la mattina dopo, spesso troppo presto. Non sono più quello che la butta volentieri in politica, non ho più un soprannome e per nessuno poi sono più ol sccet del Miglio. Questo era io, quando vivevo in Italia.
Ogni volta che si avvicina una partenza, però, una specie di tormentata metamorfosi mi travasa con fatica e lentamente da un io all’altro a seconda della destinazione. Non c’è, che io sappia, una pillolina per rendere ‘sta cosa più veloce, per evitare quei momenti in cui non sono nè Seth Brundle nè la mosca, nè Gregor Samsa nè un altro schifoso insetto, nè Bruce Banner nè l’incredibile Hulk. Ci fosse, sarebbe sempre nel mio bagaglio a mano e, ne sono certo, la venderebbero al posto dei profumi sui voli della Ryan Air.

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2 risposte a “La pillollina che vorrei

  1. Ci pensiamo noi a farti rientrare nel tuo vero IO. Ti aspettiamo… Nöter de Bèrghem!

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