Della bruttezza


Ci sono zone in cui la bruttezza è endemica, interi quartieri ne sono infestati. Sono brutte le strade, le case e gli alberi. Sono brutte le persone, i loro vestiti e le loro voci e ci si passa attraverso come in apnea, con la confusa speranza che finisca presto. E non parlo di case o persone non tanto belle, non voglio fare lo schizzinoso,  sto parlando di bruttezza quasi pura o meglio assenza quasi totale di bellezza. Parlo di donne grasse, sdentate e con i capelli unti, di uomini con la barba incolta, la tuta da ginnastica logora e che puzzano di alcool. Parlo di giovani madri sguaiate e truccate da puttane che bestemmiano come scaricatori di porto, spesso all’indirizzo dei loro piccoli, coperti di bava e briciole di patatine fritte. Sono luoghi che danno l’impressione di non aver mai avuto niente di bello nel raggio di un chilometro, sono persone grottesche che sembrano non averne nessun desiderio. Spesso noi facciamo confusione e raccomandiamo ai connazionali di evitare certe zone, confondendo irrazionalmente bruttezza e pericolosità. O forse abbiamo istintivamente ragione.

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